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thewhiterabbitsdream


Diario


15 dicembre 2008

Il Vampiro - Charles Boudelaire

 



Tu che t'insinuasti come una lama
Nel mio cuore gemente; tu che forte
Come un branco di demoni venisti
A fare folle e ornata, del mio spirito
Umiliato il tuo letto e il regno-infame
A cui, come il forzato alla catena,
Sono legato: come alla bottiglia
L'ubriacone; come alla carogna
I vermi; come al gioco l'ostinato
Giocatore, che sia maledetta.

Ho chiesto alla fulminea spada, allora,
Di conquistare la mia libertà;
Ed il veleno perfido ho pregato
Di soccorrer me vile. Ahimè, la spada
Ed il veleno, pieni di disprezzo,
M'han detto: "Non sei degno che alla tua
Schiavitù maledetta ti si tolga,
Imbecille! Una volta liberato
Dal suo dominio, per i nostri sforzi,
tu faresti rivivere il cadaver
del tuo vampiro, con i baci tuoi!".

 




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14 dicembre 2008

Squarci

Quel pomeriggio aveva instillato in me il senso del malinconico, del precario e non riuscivo a scrollarmelo di dosso.

Osservando quei fianchi morbidi e quello sguardo incorniciato da un sorrisetto sicuro mi chiedevo quanti avessero navigato per quei mari, quanti avevano naufragato tra quelle curve. Ma volevo veramente saperlo? No naturalmente, scacciai quel pensiero e tornai a guardarla.

Ero consapevole di non possederla, di non poter dire nulla di più di un sommesso - ci frequentiamo-.

In equilibrio tra razionalità e follia sapevo che quel momento di una settimana prima, in cui mi ero sentito padrone del mondo era stato solo un'illusione, che tutto questo sarebbe potuto finire in un'istante qualunque. Tutto ciò che avevo non era altro che fumo, che il vento avrebbe portato via lasciandomi ancora nel vuoto dei miei giorni.

Frugai dentro il baule della mia forza di volontà alla ricerca spasmodica di un sollievo, anche misero, a quella sensazione che mi immobilizzava le gambe. Ma nessun trucco da mago, nessuno stratagemma, poteva aiutarmi e il fondo arrivò troppo rapidamente.

Un'irresistibile voglia di piangere, solo, in quell'angolo che nessuno può raggiungere, mi assalì.

Un sospiro per ricacciarla indietro e un sorriso. Un sorriso spendo nello sguardo di lei. nel suo sorriso c'erano paura e solitudine. Mi vidi attraverso i suoi occhi: un ragazzo insignificante, banale, come tanti che alleviavano appena qualche ora di vuoto.

Un pennello aveva ormai colorato di nero il mondo esterno, ma le ombre all'interno del locale e del mio cuore, illuminate dalla luce artificiale delle lampade al neon si annidavano e crescevano senza voler sparire.

Quel flirt che aveva instaurato con un avventore era lacerante. Era un gioco forse. O no. Sapevo solo che non volevo vedere ancora, che non volevo sapere di più.

Odiavo profondamente quel senso di debolezza che provavo. In me tutto urlava basta. Il mio orgoglio ruggiva esortazioni a mandarla a farsi fottere, a fregarsene, a lasciare che si distrugesse con le sue mani. Ad ogni frase annuivo acquistando fiducia nell'idea.

Poi davanti a lei la sicurezza vacillava. Rendeva vano ogni sforzo. Sarei voluto soltanto affondare in quello sguardo profondo come la notte senza stelle e ricominciavo ad odiarmi.

Come se tenessi tra le mani un libro di poesie, lessi in lei tutta una vita. Una vita di avvenimenti che l'avevano segnata e resa così fredda.

Mi sfiorava la convinzione che la malinconia che trasudava dai muri di una Roma allagata fosse espressione della sua anima.

Avrei voluto poter assorbire ogni ombra di quel volto che mi trascinava ad ogni sguardo più vicinno all'inferno. Ad ogni velo che bagnava gli occhi di lei, ad ogni vena di tristezza che piegava il suo sorriso, sarei voluto morire e rinascere per espiare quei peccati che l'avevano punita a tal punto, non desiderai altro al mondo che poterle restituire ciò che non aveva mai avuto.

Nella testa uno stormo di pensieri eseguiva evoluzioni guidando il pensiero lì dove nulla aveva senso se non nella irrazionalità dell'invaghimento.

Un gesto, un fremito.

Uno sguardo, un brivido.

Una parola, la morte.

Se solo avessi riflettuto, avrei capito che quella dedizione assoluta era un'inesauribile fonte di pena; ma forse era proprio perchè soffrivo tanto che la adoravo sempre di più, schiavo dell'eterna stupidaggine di stare dietro a chi ci fa del male.




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12 dicembre 2008

08-11-2008 - un momento



un cielo asfaltato segnato da onde elettriche pesava su una Roma rallentata e nascosta da un muro grigio che la bagnava. vicino la facoltà quel ragazzo attendeva un amico al riparo dell'uscio di un locale molto accogliente e carino. quella mattina il destino aveva voluto che si ritrovasse con altri compagni di università per studiare.
il suo amico non aveva un grande orientamento e per questo era soprannominato
rioga.
- mi potrei perdere tra la tazza del cesso e il bidet - diceva sempre di se.
quella mattina aveva sbagliato strada. l'attesa del ragazzo si prolungò tanto da fare amicizia con il proprietario del locare, un trentenne affabile, dai modi cordiali e dalla rasatura a pelle sulla testa che rispondeva al nome di Antonio.
- aspetti una ragazza?- chiese al giovane.
- purtroppo no. aspetto un'amico - rispose. sorrisero.
in lontananza una figura femminile appariva nella strada.
- però stà arrivando una ragazza, se è carina posso rimediare -
- sembra una ragazza che lavora qui - pensò ad alta voce il proprietario.
- bhè se è carina presentamela! - scherzò.
il ragazzo tornò ad osservarla. da lontano i movimenti sinuosi di lei e le onde di marrone sulle spalle formate dai capelli di lei che sembravano danzere sensualmente lo ipnotizzavano. trattenne il fiato e cercò di non sbattere le palpebbre timoroso che quella visione potese sparire. ogni movimento di quella gotica figura racchiudeva il dolore e la passione che il mondo intero urlava. ad ogni passo un veleno silenzioso si insinuava nel corpo di lui e lo trascinava nell'estasi dell'inferno.
la ragazza si avvicinò sicura ed entro nel locale dopo uno sguardo rapido al ragazzo. quello sgurado, che sembrava penetrare e scrutare il fondo dell'animo umano cercando qualcosa di imprecisato, lo trascinò in un pozzo di pensieri.
davanti a lui uno schermo proiettava diapositive ad una velocità nauseante.
se avesse potuto scegliere sarebbe scappato via da lì all'istante, senza pensarci, fermandosi solo quando le forze lo avrebbero abbandonato e trascinato a terra. sarebbe fuggito da quell'immagine nitida del tempo a venire, degli avvenimenti futuri che vedeva nella proiezione della sua immaginazione. ma tentacoli invisibili stringevano i suoi polsi e le sue caviglie gelando le vene e infiammando il cuore. la possibilità di scegliere gli era ormai negata. rapito aveva ormai accettato, in un istante solo, le gioie e le profonde ferite che lo attendevano. con lacrime amare che non bagnavano le guance sorrise. il suo amico compariva tra le pareti di cemento dela città ovattata.
il destino aveva bussato alla sua porta e lui era pronto ad aprire.




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9 giugno 2008

Alone



Fa male, eccome!
Senti le unghie che lacerano l carni,
l'urlo silenzioso che strazia i timpani,
un nodo che ti blocca il respiro...
e ti accorgi che sei stato tu a chiuderti in gabbia...
e puoi urlare e piangere,
ma nessuno verrà in tuo aiuto
perchè nessuno è il tuo angelo custode.

Solo nel freddo del dolore.

Solo come tutti nella vita.




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6 luglio 2007

Un momento e più nulla...



La solita musica risuona nella stanza,
nulla è diverso dalla routine,
eppure...
Non vedo la gente che mi corre intorno
Non sento altro che pioggia
Una stretta al cuore e un groppo alla gola.
La solita musica risuona nella stanza,
nulla è diverso dalla routine,
eppure...
Sorrido alle battute,
parlo con tutti,
ma dentro muoio.
La solita musica risuona nella stanza,
nulla è diverso dalla routine,
eppure...
silenzio nell'anima
lacrime negli occhi
solitudine nella mente
La solita musica risuona nella stanza,
nulla è diverso dalla routine,
eppure...
non è così...ma perchè?

Bael '07




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26 marzo 2007

L'ultimo sogno


-Chi è?- chiese la signora Grace.
Nella stanza vuota nessuno rispose.
Ricominciò a dondolarsi sulla vecchia sedia in legno,quella sedia regalatale dall’uomo che aveva amato in un tempo lontano, così lontano e infinito che i sogni si mescolavano coi ricordi.
Il dondolio della sedia, lo scricchiolio del legno segnato dal tempo.
Chiuse gli occhi. Le fusa del gatto sulle sue gambe le parlavano di lei,le tornarono alla mente i suoi sogni,la casa di quando era piccola,il prato,suo padre..
 
Poi, ancora quella voce…sussultò un istante…
-Sono troppo vecchia per questi giochi-
Nella stanza vuota solo i mobili ricoperti dal buio.
 
Eppure conosceva bene quella voce…alzò le spalle.
Richiuse gli occhi assaporando il tiepido sole autunnale che le carezzava il viso.
Pian piano il buio si fece rosso, poi bianco…la voce suonò ancora, sta volta più chiara e limpida
–Eva! Vieni!-
Finalmente lo riconobbe. Lo sapeva. Non poteva essersi sbagliata…
Ricordava ancora quando da bambina la sua mano spariva in quella calda e sicura di suo padre,quando la voce di quell'uomo la faceva sentire protetta dai mali del mondo, e lei si faceva trascinare ovunque volentieri da quella sensazione rassicurante.
L’uomo le tendeva la mano calda e forte.
Di nuovo
All’improvviso
La signora la prese, si alzò e lo seguì in un lungo viale alberato, rosso d’autunno.
Tornando bambina così velocemente come così velocemente era invecchiata.
 
La sedia smise di scricchiolare.

I gatto miagolò a lungo. Per le stanze vuote della casa quella litania suonava d’addio.
Sul viso della signora Grace un sorriso.




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5 febbraio 2007

gagagoo

How Old is Your Inner Child?

My inner child is six years old!

Look what I can do! I can walk, I can run, I can read! I like to do stuff, and there's a whole big world out there to do it in. Just so long as I can take my blankie and my Mommy and my three best friends with me, of course.




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22 settembre 2006



Salì le scale. La porta era aperta. Entrò titubante e con una sensazione di ansia e timore che le seccava la bocca.
-è permesso?- chiese sottovoce.
-vieni, sono qui!- rispose una voce familiare dal fondo del corridoio.
A passi lenti, con la smania di vederlo che cresceva dentro di lei, percorse il corridoio in penombra. Spinse con una mano la porta per vedere dentro. La stanza era in ordine, le pareti giallo ocra contrastavano col rosso delle tende e del copriletto. Il tutto era accogliente e ampio, reso ancor più caldo dalla luce delle molte candele riflesse nella grande specchiera posta ad un lato del letto lungo la parete. Lui era sdraiato. Si alzò sorridente e le si fece incontro con una mano d’invito. L’incertezza era passata, ma la sensazione sgradevole dell’ingresso era ancora amara sulla lingua.
-E’ solo l’agitazione…- pensò.
Rispose al sorriso, si tolse la giacca e si sedette sul letto.
-Finalmente lo vedo, sono sola con lui! Com’è bello da così vicino!- pensò.
In silenzio lui le si sedette accanto con espressione dolce e sicura. Si protese nella sua direzione e cominciò a parlare, a chiederle del più e del meno. Lei rispondeva col cuore che le batteva sempre più forte.
-Dio com’è vicino!- pensò.
Lui le osservava le labbra senza interessarsi alle parole di lei. All’improvviso le interruppe bruscamente una frase con un bacio. Lei si lasciò andare, persa nelle sue labbra morbide e nel pieno dell’estasi. Credette di essere in paradiso, non sapendo che ben presto sarebbe sprofondata velocemente nel putrido abisso dell’empietà umana.
Lui le mise una mano sul seno e lo strinse con forza. Un fremito di dolore percorse la schiena di lei arrivando in gola dove le si strozzò un urlo. Gli tolse la mano, ma lui scacciato la portò tra le gambe di lei.
-NO!- disse infuriata dopo essersi divincolata dalla sua presa.
Lui fissò il pavimento per qualche secondo, poi rise sicuro di sé e la scaraventò nuovamente sul letto con violenza bloccandogli le braccia in alto con una mano, mentre con l’altra la toccava con smania di possederla.
Lei lottò e provò ad urlare inutilmente, questa volta la presa era salda, lui troppo forte e quelle che volevano essere urla uscivano come sussurri strozzati dalle sue labbra mentre il silenzio della stanza si faceva opprimente.
le mani di lui la esploravano in ogni angolo non lasciando nulla dell’intimità di lei, e sporcandola con il torbido e perverso desiderio di carne ad ogni costo. Cominciò a leccarla sul collo e sul viso. Il tocco di quella lingua che le era sembrato paradisiaco un secondo prima ora era acido sulla pelle, e quel disgusto che provava le diede la forza di emettere un urlo.

-Zitta puttana!-la ammonì lui infilandogli un calzino in bocca.

Le strappò la camicetta e il reggiseno e continuò a palparla e leccarla avido.
ormai la ragazza cominciava a perdere le speranze. Prese coraggio. Ancora un tentativo di fuggire, ma ormai lui aveva vinto, le aveva abbassato i pantaloni e slacciava i suoi. Con furia la girò a pancia in sotto e le strappò gli slip.
-Dov’è finito dio? Dov’è quel sogno d’amore che sognavo?- si chiese vedendosi nello specchio di fronte a lei con le lacrime che le segnavano il viso, impotente e spoglia ormai della sua dignità. Quello strappo era l’inizio della dolorosa fine della sua innocenza, quelle lacrime l’ultimo appiglio ai suoi sogni…
ora cominciava a sentire il bruciore di quel “mostro” che penetrava nel suo fragile e candido corpo lacerandole contemporaneamente corpo e spirito.

La foga di lui aumentava e rendeva più forte il dolore. La povera vittima cercava una via di fuga, impedita nel corpo tentava con la mente, affinché lo stupro non le distruggesse gli ultimi brandelli di sanità che le restavano, ma ogni volta che lui spingeva, il baratro della follia sembrava più vicino e il dolore più acuto.
-come può qualcuno godere in questo modo? Che bestia può tanto e con tanta crudeltà?-solo Dio sapeva la risposta…
la vista cominciava ad annebbiarsi, il giallo delle pareti e il rosso delle tende che inizialmente l’avevano abbracciata ora la stritolavano e si fondevano diventando le fiamme delle candele davanti a lei che le ustionavano gli occhi…i pensieri si dissolvevano in pura disperazione e dolore, fino a che non svenne…finalmente pace.

Al risveglio era aveva ancora addosso i vestiti strappati. La sensazione di quelle mani viscide non era scomparsa dal corpo come il bruciore. Si alzò dal letto lentamente e tremante. Era sola nella stanza, la porta era chiusa. Prese la sua giacca e barcollò verso la porta. Uno sguardo alle sue spalle. il letto con i segni di lotta e del sangue, il suo sangue sulle lenzuola. Uscì. Una donna le passò davanti e la squadrò con sguardo schifato

–puttana!- le gridò.

Lei corse verso la porta e verso l’aria fredda dell’inverno, verso casa sua e verso gente che potesse comprenderla. Si ripromise di palarne con qualcuno e fare qualcosa, denunciarlo.

Ma non lo fece mai.

Aveva solo 14 anni.

 

Bael 09/’06




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22 settembre 2006

L'attimo



Corrono storie eventi voci pensieri
corrono mentre il tempo
rallenta
si fa
stasi e in quella pace,
in quel silenzio…l’urlo rompe i timpani!
Un urlo straziante che non può essere udito
che non può essere detto:
è l’urlo di chi
non dice
eppure, molte cose sono dentro di lui;
di chi
non fa
eppure, è capace di molto;
di chi
non è
o forse è ciò che non vuole
o che non deve
o che no può essere,
forse è e sempre è stato
o è stato più volte,
o forse è solo un sogno…
quell’urlo
forse
non è mai esistito
tutto ciò è stato
solo
un batter di palpebre...
il tempo ricomincia a correre.

Bael 09/'06




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10 agosto 2006

...musica...ricordi...lacrime...tvb...


Quisiera poder hablarte
Decirte cuanto te amo
Y abrazarte
Como antes
 
Quisiera sentir tu risa
Volver a tocar tus manos
Siempre tibias,
Cada dia
 
Quisiera verte despertar al lado mio
Que dios me escuche
y pueda darme lo que pido

ballo, adoro ballare, è quel momento in cui nessun pensiero, nessun problema mi tocca...è quel momento in cui sono in pace angelica...eppure qualche giorno fà anche quel momento è divenuto tuo, perchè sei in me ogni giorno...ho sentito quella canzone...
"Vivo en un mundo de mentiras,
Fabricando fantasías
Para no llorar
Ni morir por tu recuerdo
 
Vivo malgastando horas
Evitando estar a solas
Para no pensar
Pero tu imagen donde quiera esta presente
No he podido superar perderte
"

e le lacrime hanno bagnato i miei occhi...e la pace che sento quando ballo è diventata la pace quando ti penso...
Quisiera ganar el tiempo
Que se me escapo y no dije:
Me arrepiento,
Lo siento
 
Quisiera escribir un libro
Para que no se me olvide
Lo vivido
Contigo


Quisiera verte despertar al lado mio
Que dios me escuche
y pueda darme lo que pido

mi manchi amore mio...ma forse non era tempo, forse non era giusto, forse...
Vivo en un mundo de mentiras,
Fabricando fantasías
Para no llorar
Ni morir por tu recuerdo
 
Vivo malgastando horas
Evitando estar a solas
Para no pensar
Pero tu imagen donde quiera esta presente
No he podido superar...

ricorda che sei con me ogni giorno...ora anche quando ballo, quando sono libero tu sei al mio fianco...
Tanta tristeza
Que siempre deja
Ese sabor amargo de tu ausencia
 
Vivir sin verte
Cuanto me duele
La vida va pasando y tu no vuelves

solo una cosa ancora prima che il ballo finisca...perdonami se puoi...ti amo!




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Come in un sogno molte delle cose che leggerete sembreranno non aver senso e non seguire un filo logico...ma è questo il segreto del pensiero: superare i limiti dello spazio, del tempo e del logicamente corretto!!!


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